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Formia / Romeo: “non sarai mai un ricordo del passato, ma parte integrante del nostro presente”

FORMIA – “Chi era Romeo? Romeo era il ragazzo che amava il mare, le barche, il calcio e la Juventus. Il ragazzo che rideva sempre e aveva sempre una parola di conforto per chi avesse un problema. Un ragazzo che aiutava chi era meno fortunato e spronava tutti ad essere migliori. Romeo era il messaggio dopo pranzo per scendere a fare un giro, la videochiamata durante le videolezioni per scherzare un po’, le risate al campo e nel pulmino del Cassio, la passeggiata sul lungomare e alla panchina del Belvedere su a Castellonorato, il tuo posto preferito. Provare balletti stupidi, le risate, le foto sfocate, le prese in giro infinite tra noi. Romeo era questo e molto altro. Così tanto che spiegarlo a parole è impossibile”.

Un’amica, tra tanti accorsi ieri al rito funebre di Bartolomeo Bondanese – per tutti Romeo – ha provato a spiegare, come si sono impegnati da giorni in più persone a fare, chi fosse il 17enne ucciso nel tardo pomeriggio di Carnevale, in pieno centro a Formia. Lo ha fatto dal pulpito della chiesa di San Giovanni Battista ad una numerosa platea visibilmente ed inevitabilmente commossa, composta di tanti volti di tutte le età di cui a colpirti erano quelli preoccupati e desolati dei più anziani e quelli ancora attoniti e tristi dei più giovani.

Chi era Romeo?  “Uno studente solare – ha detto il professore a nome della Dirigente Maria Rosa Valente, del corpo insegnanti e di tutto l’IISS “Giovanni Caboto” di Gaeta – con un sorriso bellissimo e contagioso; un compagno socievole che ha riempito le nostre giornate di tanta gioia. La stessa gioia che oggi si è trasformata in dolore, tristezza, vuoto. Nonostante l’evento tragico, per tutti rimarrai vivo e sarai con noi. Il tuo cuore continuerà a battere, la tua anima meravigliosamente eterna accompagnerà la nostra comunità e nel tuo banco continuerà a vederti. Ti mandiamo, ovunque tu sia, un abbraccio caloroso e commosso da parte di tutta la comunità del Caboto”.

“Sai, dovresti vedere quel banco dov’eri seduto è pieno di fiori, pupazzi e foto. Un piccolo gesto per dimostrarti che non sarai mai un ricordo del passato, ma parte integrante del nostro presente”, ha detto in un dolce passaggio del suo intervento una compagna di classe di Romeo. Una frase che fa un’operazione emotiva importante: i suoi coetanei hanno coraggiosamente spostato il tempo della riflessione al “presente” riconoscendo al loro indelebile compagno di classe non solo l’eterno ricordo, ma molto di più, vale a dire il ruolo di “parte integrante del presente”.

Qualcosa che indirettamente ci invita a riflettere su un cambio di passo che pian piano dovrebbe avvolgere anche il resto della collettività per rispettare fino in fondo l’unico tempo – vista l’ineluttabilità del passato – sul quale agire. Quello che rimane a tutti gli altri: il futuro che si fa presente.

La morte violenta di Romeo, questa settimana, ha reso i “giovani” protagonisti di reazioni, azioni e pareri. Nelle opinioni che riecheggiano ovunque si è fatto un gran parlare di loro, del mondo che vivono, di come gli adulti siano responsabili della realtà, a volte misera e distratta, che li circonda. Si sono proposte e si propongono ricette, soluzioni e disamine di ordine sociologico, politico, culturale, delle più disparate; ma perchè la morte di Romeo non sia vana e il linguaggio della violenza venga pian piano ostraciato dalla quotidianità, bisogna che si ritorni ad essere punti di riferimento, esempi credibili e – francamente – oltre che parlare “di loro”, sarebbe necessario parlare “con loro” per prendere misure coerenti del tempo, dei bisogni e della realtà.

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