Estorsioni e usura a Formia, il Riesame concede i domiciliari ai due imprenditori

Cronaca Formia

FORMIA – Dotati del braccialetto elettronico così come prevede l’articolo 275 del codice di procedura penale, i due presunti usurai arrestati il 16 aprile dagli agenti del commissariato di Polizia con le pesantissime accuse di usura e estorsione sono tornati sabato presso l’abitazione della madre a Spigno Saturnia e di quella propria in via Palazzo Condotto a Formia. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame di Roma che, accogliendo una circostanziata richiesta del collegio difensivo composto dagli avvocati Pasquale Di Gabriele, Filiberto D’Urgolo e Lucia Flagiello, ha parzialmente riformato lo spessore dell’ordinanza cautelare emessa il 14 aprile dal Gip del Tribunale di Cassino Salvatore Scalera e richiesta dal sostituto procuratore Emanuele De Franco.

Avv. Pasquale Di Gabriele

I giudici del Tribunale della Libertà – presidente Maria Viscito, a latere Gabriele Tomei e Debora Sulpizitti – hanno concesso, infatti, a F.G.,di 55 anni e a F.B., di 48 anni, gli arresti domiciliari sciogliendo la riserva che si erano concessi dopo la discussione del ricorso presentata dalla difesa avverso la convalida degli arresti operata dal Gip Scalera. Gli avvocati Di Gabriele, D’Urgolo e Flagiello hanno chiesto ed ottenuto quanto cercavano: la modifica della misura cautelare in carcere o, in subordine,la sua attenuazione. E così è stato. Il ricorso al Riesame è stato prodotto al fotofinish e una ragione c’è stata: l’esame dell’intera documentazione probatoria raccolta e prodotta dagli agenti del Vice questore Aurelio Metelli e inviata al magistrato titolare delle indagini. I giudici del Riesame hanno concesso ai due artigiani gli arresti domiciliari sulla scorta del carattere, quasi amicale, della pioggia di intercettazioni telefoniche intercorse con la presunta vittima, un imprenditore elettronico di 57 anni di Formia, al quale – secondo la versione della Procura di Cassino – sarebbero stati concessi dal 2017 sino allo scorso marzo prestiti con tassi usurai superiori al 400% per far fronte al continuo pagamento di alcune forniture.

E invece i legali dei due artigiani arrestati e ora ai “domiciliari” hanno dimostrato come ci fosse con il 57enne una conoscenza datata nel tempo e anche un rapporto fiduciario che si sta concretizzando con la nascita di una società che avrebbe permesso alla presunta vittima di gestire in pieno centro un negozio di telefonia con la disponibilità economica dei due “amici” con i quali – e l’hanno evidenziato gli avvocati Di Gabriele, D’Urgolo e Flagiello – utilizzava quasi un colorito tono confidenziale per chiedere ai suoi due interlocutori “qualche giorno di tempo” per far fronte ai suoi pagamenti.

Avv. Filiberto D’Urgolo

Ma la situazione – a quanto pare – nel corso del tempo è mutata. L’imprenditore in difficoltà, alle prese anche un quadro psicologico ormai logorato dalle continue richieste di danaro arrivategli dai due presunti strozzini, fece perdere le proprie tracce il 25 marzo scorso e i suoi familiari, decisamente preoccupati, avevano chiesto ed ottenuto l’intervento della Polizia. Le operazioni di ricerca e soccorso immediatamente attivate portarono a rintracciare l’uomo, attraverso il sistema di geo-localizzazione del telefono cellulare, in una zona montuosa al confine delle province di Frosinone, lungo la strada regionale “Valle del Liri”, tra i Comuni di Campodimele e Pico dove, il 57enne preso dallo sconforto, si era portato alla guida della propria autovettura. Raggiunto dagli uomini del Vice questore Metelli, l’imprenditore di Formia inizialmente negò di essere colpito dai debiti ma poi decise di collaborare per risalire ai due presunti usurai. E così è stato.

La Procura ipotizza che F.G.e F.B. abbiano preteso, attraverso messaggi e telefonate dal chiaro tenore minatorio, un ingiusto profitto rispettivamente di 23.700 euro il primo ed 1400 euro il secondo. Su disposizione del Gip Scalera – come si ricorderà – il danaro illecitamente restituito dall’imprenditore in difficoltà è stato sequestrato in occasione di due mirate perquisizioni domiciliari prima che i due indagati venissero accompagnati nel carcere di Cassino. Si è trattato di un sequestro preventivo previsto dalla nuova normativa anti usura per capitalizzare le somme utili alla reintegrazione dell’ingiusto danno economico subìto dalla vittima. Con l’occasione sono stati rinvenuti gli effetti cambiari e gli assegni dati a garanzia dei nonché l’autovettura e la motocicletta di uno degli arrestati a garanzia della restituzione degli interessi non dovuti, pagati dalla vittima.