Terracina / Rapimento e tentato omicidio della compagna, parte il processo

Terracina / Rapimento e tentato omicidio della compagna, parte il processo

TERRACINA – Ha preso il via davanti il Gip del Tribunale di Latina Pierpaolo Bortone il rito abbreviato a carico di Michelangelo Porretta, l’ex chef di 45 anni originario di Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, accusato, al culmine di un menage coniugale caratterizzato da prevaricazioni, sopraffazioni, minacce di morte, violenze verbali e fisiche, di aver tentato di uccidere lo scorso 24 agosto in località Migliara, a nord di Terracina, l’ex convivente di 30 anni di Gaeta. A chiedere che l’uomo, tuttora recluso presso il carcere di Frosinone, venga processato addirittura per omicidio premedito è l’avvocato Luigi Raiola che sta seguendo, quale parte civile, la donna di Gaeta, P.A., anche per un altro procedimento penale in corso di svolgimento davanti il giudice monocratico del Tribunale di Cassino, la dottoressa Tavolieri, in cui Porretta – giunto a Gaeta qualche anno fa per lavorare come cuoco in un ristorante – è imputato di atti persecutori per i fatti commessi dal 24 giugno all’11 luglio 2018.

Michelangelo-Porretta Terracina / Rapimento e tentato omicidio della compagna, parte il processo
Michelangelo Porretta

Il processo riprenderà il prossimo 1 aprile. Il secondo è il più importante e ha preso il via davanti il Gip Bortone mercoledì 20 marzo relativamente a quanto avvenne lo scorso 24 agosto nei pressi di Terracina. Porretta e P.A. hanno convissuto dal 2016 al 2018, dapprima a Gaeta e poi a Bollate, in provincia di Milano, dove l’uomo si era trasferito in cerca di lavoro. A giugno del 2018, dopo alcuni episodi violenti, P.A., all’ottavo mese di gravidanza, decise di trasferirsi presso la casa dei genitori a Gaeta e a fine giugno nacque una bambina. Porretta iniziò ad assumere comportamenti persecutori in danno della convivente; continui messaggi e telefonate. A qualsiasi ora del giorno e della notte. Iniziò un incubo. Lo chef calabrese giunse all’ospedale “Dono Svizzero” di Formia per assistere al parto. Due giorni dopo, madre e figlia vennero dimesse dall’ospedale. È il 24 giugno. Porretta, nei pressi dell’abitazione dei genitori della convivente a Gaeta, pretese di ritornare a Bollate con tutta la famiglia. Iniziò una discussione animata. Sottrasse la piccola figlia alla madre e si diresse verso la propria autovettura. Mise la piccola figlia in auto. Solo grazie all’intervento dei vicini e dei familiari di P.A., attirati dalle sue urla e accorsi immediatamente, Porretta desistette e fece rientro a Bollate da solo.

Dopo pochi giorni, però, rientrò a Gaeta. Iniziò a tempestare di messaggi la ex convivente. Messaggi contenenti minacce di morte. Iniziò anche pedinarla. Si appostò per ore sotto casa sua. Citofonò in continuazione. Arrivò anche la Polizia. Fu un crescendo di atti intimidatori, centinaia e centinaia di messaggi e telefonate, messaggi di morte idonei a generare un fondato timore nella vittima, tanto più che Poretta si ricordò delle sue origini precedenti: “Chiamerò qualcuno della mia onorata famiglia giusta e non infame per ucciderti”. Come a voler evocare ambienti e contesti malavitosi. E ancora l’11 luglio 2018. Altre minacce, ancora violenze. Questa volta per strada e arrivò nuovamente la Polizia. Purtroppo queste minacce stavano per conoscere un epilogo tragico il 24 agosto. Secondo l’avvocato Raiola Michelangelo Porretta agì con premeditazione per uccidere l’ ex convivente. Prima convinse la donna a salire in auto per andare a fare spese per la piccola figlia. Ma iniziò l’inferno per la 30enne di Gaeta attraverso un folle viaggio da Gaeta a Terracina.

Ad alta velocità, Porretta sottrasse il telefonino cellulare alla donna con il dichiarato intento di impedirle di chiedere aiuto: “Tu stasera non torni a casa”; “oggi ti ammazzo”; “ho pianificato tutto a tavolino”; “ho studiato il posto, so già dove andarti ad ammazzare”. I due giunsero in una stradina isolata e di campagna che costeggia un canale, in località Migliara. La donna riuscì a fuggire, lui la raggiunse, la ricondusse verso l’autovettura dal cui bagagliaio estrasse un grosso coltello. La donna riuscì a fuggire, si nascose dietro un cassonetto. L’uomo tentò di investirla. Per fortuna transitò un uomo a bordo della propria autovettura: una Delta. La 30enne di Gaeta scappò verso di lui chiedendogli aiuto. Salirono entrambi in auto e riuscirono ad allertare le forze dell’Ordine. Porretta iniziò anche un folle inseguimento dell’autovettura del soccorritore e, dopo uno speronamento, ad avere la peggio fu la Delta con a bordo il soccorritore e P.A.: dopo un capottamento, finì nel canale. Arrivarono i soccorsi e le forze dell’Ordine con Porretta in manette e P.A. ricoverato all’ospedale “Fiorini” di Terracina. La prossima udienza di questo processo è in programma il prossimo 8 aprile.

Saverio Forte

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