Inchiesta Ecocar, nuovi retroscena: la Dda aveva chiesto gli arresti per gli indagati

Inchiesta Ecocar, nuovi retroscena: la Dda aveva chiesto gli arresti per gli indagati

SUD PONTINO – Stavano per finire in carcere negli ultimi tre mesi del 2016 l’ex assessore all’ambiente del comune di Gaeta Alessandro Vona, il responsabile dell’ufficio igiene ed ambiente del comune di Minturno Carlo Frasca e gli altri dieci indagati con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione relativamente all’atteggiamento di asservimento palesato nei confronti della Eco Car, l’impresa romana che gestisce e ha gestito il ciclo dei rifiuti nei due comuni del Golfo. Lo si evince da un altro capitolo delle oltre 1300 pagine che fanno parte del monumentale procedimento con cui il sostituto procuratore Arianna Armanini della Procura di Cassino ha concluso le indagini preliminari nei confronti di Vona, Frasca, del patron Antonio Deodati e di alcuni dirigenti e collaboratori della Eco Car. A chiedere gli arresti non fu la Procura di Cassino ma il sostituto Procuratore Edoardo De Santis della Dda e del procuratore aggiunto della Procura capitolina Paolo Ielo.

LE INDAGINI DELLA DDA. Era l’epoca – negli ultimi mesi del 2016 – in cui si occupava della gestione imprenditoriale della Eco Car la Direzione distrettuale antimafia di Roma per timore di una possibile contiguità dell’azienda con la criminalità organizzata e, soprattutto, con la camorra Casalese. Le richieste di arresto, addirittura con l’ipotesi di associazione a delinquere di stampo mafioso, furono addirittura due e in entrambe le circostanze il Gip del Tribunale di piazzale Clodio disse di no ritenendo che non fosse sussistente l’aggravante del metodo mafioso previsto dall’articolo 7. Questi due dinieghi del Gip, del 14 ottobre e del 21 dicembre 2016, motivarono la Dda a non proporre ricorso al Tribunale del Riesame e ad inviare l’intero carteggio investigativo sino a quel motivo prodotto alla Procura della Repubblica competente per territorio, quella di Cassino che, attraverso la dottoressa Armanini, ha concluso ora le indagini preliminari. Dell’esistenza delle due richieste di emissione dei provvedimenti cautelari lo confermò il Procuratore Capo della Repubblica di Roma Giuseppe Pignatone in un’audizione tenuta nel maggio 2017 presso la commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti a proposito delle interdittive antimafia nel frattempo notificate dalla Prefettura di Latina al gruppo imprenditoriale della Eco Car. Fu lo stesso Pignatone a motivare testualmente la mancata concessione degli arresti con l’aggravante del metodo mafioso: “Non siamo in Sicilia, Calabria e Campania, dove si dà per scontato che si viva in mezzo alle associazioni mafiose, quindi la valutazione del giudice in quel caso è stata di non ritenere l’articolo 7, quindi non emettere la misura cautelare che avevamo richiesto…..Racconto la vicenda per descrivere quanto in una regione come il Lazio, da un lato confinante con la Campania e che registra presenze significative, soprattutto calabresi sottolineo che, per fortuna, non siamo in quelle situazioni criminali proprie dalle regioni meridionali sia anche difficile ravvisare quei contatti con la criminalità mafiosa, che ovviamente sono labili, perché rincorrono spesso la parentela, il rapporto di società e così via. Se li dobbiamo tradurre in un provvedimento giudiziario, poi troviamo un gip con un’opinione che noi non condividiamo, ma che è rispettabile, che dice no, che non c’è l’articolo, non c’è la mafia, e quindi di rimandare gli atti alla procura di…”

GAETA. Pronto e fiducioso di smontare nel corso di un regolare processo il castello accusatorio nei confronti dell’ex assessore all’ambiente del comune di Gaeta Alessandro Vona è ora il suo legale, l’avvocato Vincenzo Macari, che ha escluso di produrre memorie o che il suo assistito possa essere interrogato dalla Polizia giudiziaria della Procura di Cassino. Eppure le accuse per Vona sono pesanti come macigni: di essersi prodigato tra il 2014 ed il 2015 per impedire agli uffici del comune di Gaeta di far notificare all’Ecocar pesanti penali per quanto riguarda presunte inadempienze sulla gestione del servizio di raccolta e smaltimento. La Procura di Cassino ipotizza che Vona abbia ricevuto quelle che definisce “utilità” pari a 55mila euro, 10mila dei quali consegnati personalmente il 27 gennaio 2015. In un documento l’avvocato Macari anticipa la strategia difensiva dell’ex assessore all’ambiente del comune di Gaeta: “Vona non ha chiuso ne uno ne tutti e due gli occhi, a fronte delle cospicue penali puntualmente, e talvolta finanche ingenerosamente, comminate nel corso del tempo alla Ecocar; anzi, tutte ed ognuna delle penali sono state rigorosamente addebitate, da parte del comune di Gaeta, anche previo scomputo diretto dalle debenze mensili per le attività quotidianamente espletate dai dipendenti e maestranze della società contrattualmente deputata alla raccolta dei rifiuti. La copiosa documentazione, costituita da numerose delibere e determine, talune delle quali proprio a firma del dottor Vona, che verrà fornita all’attenzione del magistrato chiamato a delibare quanto oggetto di giudizio, costituisce puntuale, documentata e protocollata, oltre che incontrovertibile comprova di quanto ora si assume. Tanto che, esattamente al contrario della “combìne malaffaristica” resa oggetto della provvisoria contestazione, proprio da più conversazioni captate dalla Polizia giudiziaria procedente, intercorse tra le maestranze di Ecocar, emergono conseguenti considerazioni decisamente poco commendevoli circa l’operato ed in danno della persona di Vona, poco incline ad ammiccamenti, per la sua intransigenza nell’applicazione delle penali. Ed allora, se la corruzione così come provvisoriamente contestata nella vicenda che occupa, ontologicamente fonda su un do ut des, il do, secondo l’asserto accusatorio, sarebbe dato da corresponsioni di somme soltanto chiacchierate, ossia ventilate nel corso di conversazioni tra terzi, responsabili a vario titolo di Ecocar, nel mentre un sol centesimo di euro è stato invece materialmente rinvenuto, appreso o sequestrato al Vona. Il des, che dovrebbe costituire la logica conseguenza e corollario per la cristallizzazione della condotta corruttiva, finisce per esserne, invece, puntuale e documentata smentita, proprio nell’intransigente svolgimento della propria funzione istituzionale, da parte del Vona, il quale, giova sin da subito rappresentare, non avrebbe comunque avuto alcun potere e possibilità funzionale di eliminare penale di sorta. Il notevole numero di determine e delibere assunte dall’indagato a carico di Ecocar costituisce soltanto inconfutabile corollario ed avallo circa quanto poco percorribile possa essere stato qualsivoglia coinvolgimento in fatti di corruttela.” In effetti una freccia che ha nell’arco la difesa di Vona è la risoluzione in danno chiesta ed ottenuta dall’assessore all’ambiente del comune di Gaeta dopo la prima interdittiva antimafia piovuta ai danni dell’Eco Car che, subendo un danno di 5 milioni di euro, veniva ad essere commissariata dalla Prefettura di Latina pur continuando a svolgere, attraverso la nomina di due amministratori giudiziali, il servizio a Gaeta.

MINTURNO. Intanto l’altro indagato locale eccellente, il responsabile dell’ufficio igiene pubblica del comune di Minturno Carlo Frasca, non chiederà di essere sentito nei 20 giorni concessi dalla Procura di Cassino. Lo ha confermato il suo legale, l’avvocato Massimo Signore, che ha ribadito come la posizione processuale del suo assistito sia più marginale rispetto a quella di Vona. Il capo d’imputazione resta pesante: il funzionario aurunco tra il 2014 e l’anno successivo si sarebbe impegnato per il rilascio di continue proroghe alla Ecocar, in cambio gli sarebbero stati garantiti 500 euro al mese – e finanche un’auto, una Fiat Multipla. Intanto si è appreso che le iniziali indagini sulla gestione dell’Ecocar (prima che venisse commissariata) hanno lambito anche l’ex dirigente del settore ambiente del comune di Gaeta, l’ex sindaco di Castelforte Pasquale Fusco, e l’ex assessore al ramo del comune di Minturno Luca Salvatore. Le rispettive posizioni, prima della conclusioni delle indagini preliminari, sono state definitivamente stralciate.

IL COMMENTO DELL’OPPOSIZIONE. Il coinvolgimento dell’ex assessore Vona in questa inchiesta giudiziaria ha motivato due consiglieri d’opposizione del comune di Gaeta, Emiliano Scinicariello de “Una nuova stagione” e Franco De Angelis del gruppo consiliare “Il veliero”, a chiedere una seduta del consiglio comunale perché “di questa questioni si parli in maniera compiuta nel luogo deputato alla discussione politica”. I due consiglieri di minoranza, che dicono di rappresentare “l’unica opposizione in consiglio comunale ed in città”, ricordano da tempo dci aver “messo sull’avviso l’amministrazione circa le inadempienze della Eco Car rispetto a quanto previsto dalle clausole contrattuali e di prestare particolare attenzione alle dinamiche dei settori edilizio o commerciale, notoriamente sensibili ad eventuali fenomeni di infiltrazioni malavitose” Ci sono diverse interrogazioni, ultime delle quali quella del 16 maggio 2018 a firma di Scinicariello e quella del 26 luglio 2018 a firma di De Angelis, in cui si chiedeva conto all’amministrazione Mitrano ed all’assessore al ramo di allora di una serie di questioni, “proprio quelle che sono oggi oggetto delle attenzioni giudiziarie, senza ricevere ad oggi alcuna risposta. Gli interventi non si contano, seppur nei pochi consigli comunali finora svolti, ma sono risultati del tutto inascoltati. L’argomento Ecocar fu posto anche in una commissione consiliare “Controllo e Garanzia” lo scorso 27 settembre come a voler mettere sotto i riflettori “politici” la vicenda.”. Scinicariello e De Angelis, poi, mettono sott’accusa proprio sul piano politico il sindaco di Gaeta Cosmo Mitrano: “E’ stato messo per tempo sulle avvisaglie ma non ha preso provvedimenti per far rispettare il capitolato d’oneri per la raccolta dei rifiuti. Il lavaggio delle strade e la pulizia delle spiagge, ad esempio, sono oneri che la collettività ha pagato con le bollette della Tari ma il cui servizio (se avvenuto) non è stato all’altezza di quanto previsto dal contratto. La stessa cosa per quanto riguarda alcuni impiegati dell’ufficio tecnico, la cui imparzialità – secondo la Procura – sarebbe venuta meno per alcune pratiche. Un’amministrazione accorta e capace ha gli anticorpi per prevenire atti e situazioni che possano metterla in difficoltà. La collegialità dell’organo politico serve anche a questo. L’uomo solo al comando (è il caso del sindaco Mitrano), alla lunga, mostra sempre i suoi limiti. Sul fronte penale il sindaco è estraneo alle accuse, è vero. Ma sul piano politico non ne esce bene. Egli ha dimostrato, nei fatti, di non essere stato in grado – aggiungono Scinicarello e D’Angelis – di mettere in atto i valori di trasparenza, di pulizia e di correttezza che devono connotare la gestione della cosa pubblica. E sono anche questi i motivi per cui la politica ha perso credibilità ed autorevolezza…”

Saverio Forte

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