Ventotene / Operatore ecologico licenziato, il giudice lo reintegra e condanna la Formia Rifiuti Zero

Ventotene / Operatore ecologico licenziato, il giudice lo reintegra e condanna la Formia Rifiuti Zero

VENTOTENE – Continua a piovere sul bagnato per la Formia Rifiuti Zero ma non tanto nella città in cui è la municipalizzata del Comune per la gestione del ciclo dei rifiuti quanto a Ventotene in cui è concessionario del servizio da poco meno di un anno. Il giudice del Lavoro del Tribunale di Cassino, Massimo Pignata (giudice relatore ed estensore Annalisa Gualtieri e giudice a latere Lorenzo Sandulli) nella sentenza di merito, accogliendo un mirato ricorso, ha condannato la Formia Rifiuti Zero e ha disposto il reintegro di uno dei tre operatori ecologici in servizio sul territorio isolano di Ventotene, Antonio Marrocco.

L’uomo, assistito dall’avvocatessa Iolanda Petracchini (moglie dell’assessore alle opere pubbliche del comune di Formia, Pasqualino Forte, dunque del socio unico della Formia Rifiuti Zero), era stato licenziato il 14 dicembre 2017, giorno in cui la “Frz” assumeva l’incarico, in via provvisoria, della gestione del servizio su richiesta della neonata amministrazione comunale del sindaco notaio Gerardo Santomauro. L’operaio ha avanzato al Tribunale di Cassino una prima tesi: poiché alla nuova concessionaria era stato prorogato l’affidamento temporaneo del servizio per altri 180 giorni, se non avesse ottenuto (entro questo termine) l’accertamento giudiziale sul suo diritto al passaaggio con la conseguente condanna a ricostituire il rapporto di lavoro alla data del cambio dell’appalto avrebbe “definitivamente ed irrimediabilmente perso il conseguente diritto al passaggio nei confronti dell’azienda destinataria definitiva del servizio”.

Anche perché – lo si legge nella sentenza del giudice Pignata – su espressa previsione contrattuale il diritto al passaggio diretto sorge per il personale che “scadenza effettiva del contratto di appalto, risulti in forza presso l’azienda cessante per l’intero periodo di 240 precedenti l’inizio della nuova gestione”. Quel licenziamento – o meglio mancata conferma nell’organico del cantiere della Formia Rifiuti zero a Ventotene – provocò a Marrocco “la totale insussistenza di qualsiasi fonte di reddito, anche minima, idonea a sostenerlo nelle quotidiane esigenze di vita”. Il giudice del lavoro del Tribunale di Cassino ha motivato il ricorso d’urgenza del netturbino di Ventotene perché “minacciato da un pregiudizio imminente e irreparabile”, una situazione socio-economica compromessa, peggiorata al punto da non poter più affrontare “spese necessarie e indilazionabili per l’abitazione, per le cure mediche, per il pagamento dei mutui”. Insomma Marocco ha dimostrato “di non poter persino far fronte ai più elementari bisognosi di vita”. La difesa dell’operatore ecologico di Ventotene (livello 2) ha rispolverato una lettera del 12 dicembre 2017 con cui l’ex concessionaria dell’appalto, la società “Servizi industriali srl”, comunicava alla subentrante Formia Rifiuti zero che era sua intenzione “mantenere in forza” soltanto due dei tre addetti, Pasquale e Renato Simonini, prevedendo il loro trasferimento presso la sede aziendale di Latina comunicando alla stessa municipalizzata formiana che “l’unica figura soggetta al passaggio di gestione” sarebbe dovuto essere solo e soltanto il dipendente Marrocco.

E invece la Formia Rifiuti zero avrebbe detto un’altra verità: “Il signor Marrocco, diversamente da quanto comunicato dall’impresa cessante, era in servizio sull’unità produttiva di Latina – lo si legge nella sentenza del giudice del Lavoro di Cassino – anziché su quella di Ventotene”. Una grande bugia che viene smascherata dalla società Servizi industriali srl che in una lettera del 12 dicembre 2006 scriveva che i suoi addetti a Ventotene erano “Simonini Renato, Simonini Pasquale e Marrocco Antonio”. E Marrocco ha portato all’attenzione del Tribunale un vecchio ordine di servizio, del 10 febbraio 2016, con cui la sua vecchia ditta elencava una serie di disposizioni cui avrebbero dovuto attenersi e un altro del 16 marzo 2015 con gli attribuiva un addebito di 568 euro per il danno arrecato ad un mezzo della società in un tamponamento avvenuto tre giorni in via Olivi a Ventotene”. Da qui la decisione del giudice del lavoro del Tribunale di Cassino di condannare la Formia Rifiuti zero al reintegro dell’operatore ecologico non confermato anche perché “nessuino degli argomenti che la società ha opposto al diritto rivendicato dal Marrocco appare supportato sul piano probatorio né la società ha allegato ulteriori motivi di incompatibilità tra l’utilizzo del signor Marrocco e la propria organizzazione imprenditoriale con conseguente verosimile e probabile fondatezza della domanda proposta”.

Intanto l’amministratore unico della Formia Rifiuti zero, Raphael Rossi, continua a sostenere come Ventotene sia “un’isola pulita ed accogliente, sempre pronta ad accogliere ospiti!” . Lo ha fatto nonostante la denuncia fotografica di molti residenti pubblicata nei giorni scorsi in cui si evidenziava l’esistenza di discariche di rifiuti, soprattutto di quelli ingombranti e ferrosi, a macchia di leopardo sul territorio comunale e, soprattutto, nella zona del porto nuovo. “La Formia Rifiuti Zero ha ottenuto dal mese di luglio, con l’ordinanza sindacale n.15, un’area dedicata ad ecocentro per lo stoccaggio temporaneo dei rifiuti, proprio avendo sottolineato all’Amministrazione comunale i limiti dell’area di trasferenza sita nella zona portuale. L’area portuale, dunque, era stata ripulita e residuava un unico cassone contenente rottami ferrosi gestiti da una società privata e alcuni ingombranti ancora presenti nella vecchia area di trasferenza. Le immagini impietose e mistificatrici della realtà riprendono anche materiali recuperati in mare a seguito della forte mareggiata e delle raffiche di vento che hanno raggiunto i 130 Km/h trascinando nelle acque dell’isola l’impossibile! Nostro obiettivo – dichiara l’amministratore unico Raphael Rossi – è contribuire alla conservazione e tutela della bellezza di un’isola incontaminata e ricca di storia antica e recente. Alcuni attacchi e strumentalizzazioni ci appaiono inutili e fuorvianti per un’azienda che, nel solo interesse pubblico di tutela dei beni comuni, si adopera, con le amministrazioni pubbliche, al raggiungimento di obiettivi condivisi”.

Saverio Forte

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