Gaeta / Scandalo urbanistica, il silenzio della politica

Gaeta / Scandalo urbanistica, il silenzio della politica

GAETA – Si è subito messo in moto il “pool” di legali degli undici indagati (dirigenti e funzionari del comune, liberi professionisti e semplici cittadini) che- secondo le risultanze investigative della Procura della Repubblica di Cassino – avrebbero fatto parte di un’organizzazione capace di gestire illegalmente, dal 2011 al 2016, un filone importante dell’edilizia privata sul territorio comunale di Gaeta. Con la conclusione delle indagini preliminari da parte del sostituto procuratore Maria Beatrice Siravo con le ipotesi di reato di corruzione, abuso d’ufficio, falso, danneggiamento e abusivismo edilizio gli indagati, di concerto con i rispettivi avvocati che sono Fabrizio De Cesare, Erasmo Colaruotolo, Giancarlo Di Biase, Lara Capitanio, Pasquale Cardillo Cupo e Pierluigi Gemma, stanno cercando di elaborare una strategia difensiva prima di una probabile richiesta di rinvio a giudizio della stessa Procura, la quale – come prevede il codice di procedura – ha fissato alcune garanzie alla difesa: la presentazione di memorie o la richiesta di rilasciare dichiarazioni del cui compito l’autorità giudiziaria ha delegato i Carabinieri della tenenza di Gaeta (quando a svolgere le lunghe e delicate indagini era stato il gruppo di Formia della Guardia di Finanza).

Le difese stanno decidendo sul da farsi ma una priorità temporale da assolvere è un’altra: cinque degli undici indagati – Cristoforo Accetta, Alessandro Liberace, Andrea Criscuolo, Fulvia Marciano e Lilia Maria Pelliccia – hanno preannunciato la loro costituzione davanti il Tribunale del Riesame dove il 29 novembre sarà discusso il ricorso della dottoressa Siravo contro il diniego oppostole dal Gip del Tribunale di Cassino relativamente all’emissione di cinque provvedimenti cautelari. Si tratta della concessione degli arresti domiciliari nei confronti Accetta, di 44 anni – considerato il presunto “dominus” di un sodalizio capace di orchestrare presso uno studio tecnico privato di cui era il prestanome pratiche edilizie che lo stesso indagato istruiva poi presso il suo ufficio alla ripartizione urbanistica del comune di Gaeta – del divieto di dimora a Gaeta per Liberace e Criscuolo e finanche della sospensione dal servizio presso lo stesso comune della dirigente Pelliccia e della funzionaria Marciano. E non è un caso che, scoppiato mediaticamente lo scandalo, Accetta mercoledì sia stato già avvistato negli uffici della Procura per la raccolta di “carte” che faranno parte di una memoria difensiva da presentare davanti i giudici del Tribunale della Libertà. Il legale difensore, l’avvocato Pasquale Cardillo Cupo, ha già parlato di “un’interpretazione equivoca da parte della Procura sul ruolo professionale esercitato da anni da Accetta. Era compatibile la libera attività professionale rispetto a quella pubblica perché svolta – e ci sono le comunicazioni inoltrate al comune di Gaeta – con lo strumento contrattuale del part time”.

Ma quando nasce questa inchiesta? Quasi per caso, era il 4 giugno 2015 quando Arcangelo Purgato, di 54 anni di Villaricca ma residente a Itri, Silvestro De Pasquale, di 64 anni di Gaeta, in qualità di committenti, il direttore dei lavori SalvatorLuca Tallaro, 40 anni originario di Crone ma residente a Gaeta e l’imprenditore Carmine Di Caterino, 44 anni di San Cipriano d’Aversa, furono sorpresi dai Carabinieri di Gaeta a realizzare in via Fontania, sul lungomare di Serapo, opere di contenimento che sarebbero dovute servire per la realizzazione di un complesso residenziale di circa quattordici appartamenti. Il complesso residenziale era stato regolarmente autorizzato il 24 gennaio 2014 ma quegli interventi sbancamento no in quanto non erano contemplati nei grafici presentati per ottenere il permesso a costruire numero 01/2104 e poi perché la zona, sismica, era sottoposta a severi vincoli paesaggistici e dunque c’era bisogno dell’autorizzazione della Regione Lazio. Da questo momento subentra, su mandato della Procura di Cassino, il gruppo di Formia della Guardia di Finanza al quale fu demandato l’incarico di proseguire le indagini che, in questa fase storica, continuarono ad avere come fulcro centrale il cantiere di via Fontania su cui avrebbe esteso il suo raggio d’azione anche la Direzione distrettuale antimafia di Roma. Il 10 giugno 2015, per esempio, Purgato, Tallaro ed il progettista Alessandro Cifra, 71 anni di Latina, presentarono al Genio Civile del capuologo pontino una richiesta di variante all’autorizzazione sismica del 10 novembre 2014 che prevedeva la riduzione delle lunghezza e della diminuzione del diametro dei pali delle fondamenta ma con un artificio: dichiararono che le opere di sbancamento sarebbero dovute essere ancora realizzate – quando già lo erano state – per indurre il Genio Civile a rilasciare la certificazione richiesta. E ancora. Purgato, De Pasquale, Tallaro e Di Caterino e la dirigente dell’ufficio urbanistica del comune di Gaeta, Lilia Maria Pelliccia, di 51 anni, sono indagati per un grave scempio compiuto nella zona: avrebbero interrotto quasi totalmente un canale naturale di scolo e convogliamento delle acque meteoriche da monte (via Flacca e monte Lombone) a valle, sino alla spiaggia di Serapo, “danneggiando e alterando l’equilibrio geologico dell’intera zona, creando una condizione di potenziale pericolo per la stabilità dell’intero versante e delle costruzioni esistenti….” Uno dei punti centrali dell’intera inchiesta resta sempre il fabbricato di tre piani di via Fontania. Sono indagati per abuso d’ufficio in concorso Pelliccia, Purgato, De Pasquale e la funzionaria dell’ufficio urbanistica del comune di Gaeta Fulvia Marciano, di 45 anni, per la presunta illegittimità dell’ormai famoso permesso a costruire numero 1/2014, fondamentalmente carente di un’adeguata istruttoria e, in particolar modo, delle planimetrie che avrebbero dovuto indicare le distanze del fabbricato dai confini e dalle palazzine circostanti, soprattutto a danno di quelle di proprietà di Berenice Di Ianni e di Vincenzo Buonagurio”.

La politica sapeva di quanto sta avvenendo a Serapo? Sicuramente sì e lo scrive nella conclusione delle indagini preliminari lo stesso sostituto procuratore Siravo. La dottoressa Marciano, responsabile del procedimento, “intenzionalmente” non elaborò la relazione istruttoria prevista dall’articolo 20 del Dpr 380/01, cosa che fece soltanto nove mesi dopo, il 24 settembre 2014, “su sollecitazione” dell’allora assessore all’urbanistica Pasquale De Simone. E perché effettuò questa omissione? Facile, “per nascondere le carenze progettuali ed il mancato rispetto delle distanze, argomenti ostativi al rilascio del permesso a costruire”. Un altro episodio in cui si sarebbe consumato l’ennesimo abuso risale al 13 febbraio 2015 di cui si sarebbero resi protagonisti in concorso Marciano, Accetta, Purgato e Tallaro. I primi due tecnici del comune di Gaeta redassero, nel contradditorio con Tallaro (del cui studio tecnico Accetta sarebbe staro il socio occulto) , il verbale di linee e quote propedeutico all’inizio dei lavori e non rilevarono che il permesso a costruire era decaduto perché i lavori non erano iniziati entro un anno dal suo rilascio. Il modus operandi del sodalizio formato da Accetta, Tallaro, Liberace e Criscuolo viene ben evidenziato al punto h) della conclusione delle indagini preliminari . La dottoressa Siravo è riuscita a quantificare le richieste di autorizzazioni edilizie presentate al comune di Gaeta, presso l’ufficio di Accetta, prima nella veste di istruttore tecnico assegnato al servizio “controllo edilizio” e, dal 29 maggio 2015, con funzioni di responsabilità del procedimento per il rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche e del permessi a costruire in sanatoria. Tallaro ha presentato 98 richieste di autorizzazioni edilizie, Liberace 86, Criscuolo “soltanto” 23. E l’accordo era il seguente: Accetta, che riceveva utilità pari al 50% dell’importo della parcella presentata ai rispettivi clienti da Talllaro, Liberace e Criscuolo….questo comportamento “era contrario – scrive il Pm Siravo – ai doveri di fedeltà, segretezza, vigilanza, correttezza ed imparzialità a lui spettanti quale pubblico ufficiale “. E gli episodi su cui si concentra la Procura di Cassino sono ben 20, tutti riguardanti pratiche aventi ad oggetto il Piano casa, demolizione e ricostruzione di abitazioni rurali, ristrutturazioni edilizie e, per lo più, istanze finalizzate ad ottenere sanatorie edilizie da parte del comune di Gaeta. Ed il costo delle parcelle ufficialmente liquidate? Dai 600 ai 3000 euro, valore che naturalmente variava dal “peso”, dall’importanza degli interventi e dalle certificazioni ottenute.

E quale è stata la risposta politica di fronte a questo nuovo e prevedibile “terremoto” giudiziario che ha investito il delicatissimo settore urbanistica del comune di Gaeta? Nessuna. Se un silenzio catacombale ha caratterizzato l’iperattivismo delle minoranze, l’ex sindaco Antonio Raimondi ha fatto ricorso al sarcasmo in un post su facebook: “Indagati all’ufficio urbanistico di Gaeta? Ma va!!” . L’attuale primo cittadino Cosmo Mitrano, che nell’agosto 2016 nella fasi iniziale della vittoriosa campagna elettorale della primavera 2017 trasferì Accetta junior presso il Comando di Polizia locale tra i mal di pancia del consigliere comunale di maggioranza Edoardo, ha preferito evitare rilasciare dichiarazioni ufficiali in un delicato momento di svolta dell’inchiesta giudiziaria. Come non dargli ragione. In questa vicenda è lapassiano un comportamento: meglio stare fuori che…dentro. O almeno…

Saverio Forte

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