Castelforte / Morte di Eduardo Di Pastena, disposto il processo bis con rito abbreviato

Castelforte / Morte di Eduardo Di Pastena, disposto il processo bis con rito abbreviato

CASTELFORTE – Un decesso tutto da spiegare. Dovrà iniziare da zero il processo per la morte di Eduardo Di Pastena, il disoccupato di 50 anni di Castelforte che ha cessato di vivere il 1 gennaio scorso presso il Policlinico Gemelli di Roma dopo un’agonia che, durata quasi sei mesi, era iniziata la sera del 3 giugno 2017 nei pressi del bar “Novecento” in via Alfredo Fusco a Castelforte quando sarebbe stato coinvolto in un qualcosa ancora da chiarire. Fu un’aggressione o fu vittima di una caduta accidentale provocata da un forte stato di ubriachezza? Lo dovrà stabilire il processo che con la formula del rito abbreviato inizierà il 25 ottobre prossimo davanti la Corte d’assise del Tribunale di Cassino. L’unico indagato resta Antonio Mendico, l’autotrasportatore di 43 anni di Castelforte chiamato ora a difendersi dall’accusa di omicidio preterentenzionale. L’uomo, assistito dagli avvocati Renato Archiadocono e Pasqualino Santamaria, dovrà affrontare, in effetti, un processo bis. Il primo era già iniziato quando Di Pastena lottava contro la morte dopo la caduta provocata dal presunto contatto con Mendico, nel frattempo finito agli arresti domiciliari. L’ipotesi di reato era diversa da quella modificata in corsa dalla Procura: lesioni gravissime.

Eduardo Di Pastena

L’improvviso decesso di Di Pastena costrinse il giudice del Tribunale di Cassino Donatella Perna, davanti il quale si stava celebrando il giudizio immediato, ad inviare gli atti alla Procura per chiedere lo svolgimento di un nuovo processo. E così sarà. Il dibattimento è stato già calendarizzato per il 5 e l’8 novembre e la famiglia Di Pastena ha annunciato che si è costituirà parte civile attraverso l’avvocato Antonio Giuliano Russo. La stessa autopsia, dopo il decesso di Di Pastena,fu sollecitata proprio dal magistrato titolare delle indagini, il sostituto Procuratore Alfredo Mattei, interessato a capire, più che mai, se esista un nesso di casualità tra il contatto in cui fu coinvolto Di Pastena e la morte sopraggiunta il 1 gennaio o se esistano eventualmente concause che hanno peggiorato, nel corso degli ultimi mesi, il quadro clinico della vittima durante la sua personale e drammatica “via crucis” presso il “Dono Svizzero” di Formia, l’ospedale “Santa Maria Goretti” di Latina, il “Neuromed” di Pozzilli e, infine, il Policlinico “Gemelli” di Roma dove morì per un vastissimo trauma cranico.

Il primo processo vide sfilare una serie di testimoni, le cui versioni di rivelarono assai discordanti l’una dall’altra. Questi testi nel nuovo processo non saranno riconvocati ma si preannuncia tuttavia un’aspra battaglia giuridico legale sull’esito dell’autopsia disposta dalla Procura di Cassino. Il dibattimento in Corte d’Assise d’appello dovrà accertare la causa della caduta a terra (“come un peso morto”) del disoccupato che sarebbe stato colpito da Mendico – secondo la ricostruzione della parte civile – quando questi si trovava ancora all’interno dell’abitacolo della sua auto. La difesa dell’unico indagato è arrivata da tempo ad un’altra conclusione: la caduta di Di Pastena non sarebbe stata un’azione violenta ma degenerata, purtroppo, dal parziale stato di ubriachezza della vittima…

Saverio Forte

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