Gaeta / Porto commerciale, grido d’allarme degli operatori: “E’ una lenta agonia”

Gaeta / Porto commerciale, grido d’allarme degli operatori: “E’ una lenta agonia”

GAETA – Se non è una bocciatura, poco ci manca. E’ davvero durissima la requisitoria che formula l’associazione che raggruppa i più importanti operatori impegnati nel porto commerciale di Gaeta nei confronti dei tre soggetti istituzionali che – sulla carta – dovrebbero adoperarsi per lo sviluppo ed il decollo di una risorsa da molti inviata a Gaeta; il Comune, il consorzio di sviluppo industriale del sud-pontino e, soprattutto, l’ente più abilitato e deputato a favorire la portualità commerciale, l’Autorità di sistema del mar Tirreno centro- settentrionale.

Damiano Di Ciaccio

I dati sulla movimentazione delle merci diffusi dalla stessa ex Autorità portuale del Lazio relativamente al primo semestre 2018 sono tutt’altro che idilliaci ed il presidente dell’associazione degli operatori portuali di Gaeta, il professor Damiano Di Ciaccio, arriva a parlare di una “lenta agonia”, di un'”agonia che si sta consumando nell’indifferenza della cittadinanza ma soprattutto delle autorità competenti che snobbano i segnali d’allarme che pure ripetutamente gli operatori continuano ad evidenziare.” L’ultimo grido di allarme era stato lanciato tempo fa a tutte le istituzioni che, attraverso il ruolo di coordinamento dell’ Autorità di Sistema Portuale,dovrebbero esercitare le proprie funzioni per lo sviluppo della portualità di Gaeta. Sinora qualcosa era stato compiuto e la sinergica condivisione di tutti gli organi istituzionali principali, dal comune di Gaeta sino al governo nazionale (attraverso il due volte sottosegretario di stato e deputato formiano di Forza Italia Gianfranco Conte), si era concretizzata – gli operatori del porto “Salvo D’Acquisto” correttamente lo evidenziano – con l’investimento di ben 80 milioni di euro di “fondi pubblici” per l’ampliamento dello scalo commerciale e lo sviluppo dell’attività portuale . Sedici anni fa, nel lontano dicembre 2002 (un’altra era glaciale fa) il consiglio comunale di Gaeta decise di aderire con ottime prospettive e speranze al network portuale del Lazio.

E ora cosa succede? Lo tiene a precisare lo stesso presidente Di Ciaccio: “Mentre Civitavecchia cresce assorbendo quasi tutte le risorse dell’Autorità di Sistema, Gaeta precipita sempre più verso la decadenza. Il mega piazzale si è trasformato in un cantiere perenne , si continuano a spendere soldi pubblici ma non si riesce a concludere un’opera strutturale destinata all’incremento delle attività commerciali ,Il collegamento al porto continua ad essere un grave handicap a causa della carente struttura di viabilità. Di fronte ai continui appelli per concretizzare una azione sinergica tra le varie componenti per un piano aziendale di rilancio delle attività produttive l’Autorità di Sistema Portuale persevera in un susseguirsi di narcisismo ad inaugurare opere che niente hanno a che vedere con lo sviluppo del porto. Negli ultimi tempi abbiamo assistito a continui finanziamenti tesi a favorire la sistemazione del così chiamato waterfront e a sentire il presidente dell’Autorità Francesco Maria De Majo per favorire l’attività turistica. Come associati ma anche cittadini di Gaeta non possiamo che rallegrarci ma come operatori – attacca frontalmente il presidente Di Ciaccio – dobbiamo chiedere se è veramente questa la “mission” dell’Adsp ovvero se la legge 84/94 e le successive modificazioni veramente da all’Autorità di Sistema Portuale solamente questo ruolo e non già quello veramente istituzionale della promozione e sviluppo delle attività portuali. Se per attività turistica si intende il turismo crocieristico allora si facciano delle scelte radicali per favorirne lo sviluppo, si decida pure con le dovute giustificazioni anche verso gli organismi competenti e di controllo che gli 80 milioni sono stati spesi impropriamente e si vada ad un diverso uso delle strutture realizzate.”

Agli operatori del porto commerciale di Gaeta non è piaciuto il contenuto dell’accordo quadro firmato il 27 luglio fra l’Adsp e il Consorzio Industriale Sud Pontino circa l’azione congiunta per il settore della logistica e della intermodalità , in cui si pianifica “ l’affidamento di uno studio di fattibilità tecnica volto a fare una verifica dei costi/benefici del collegamento ferroviario con il porto commerciale” senza aver minimamente coinvolto gli operatori che conoscono più di tutti le esigenze di trasporto delle merci.”. Il presidente Di Ciaccio offre una particolare ricetta: ” Al porto serve un collegamento veloce e sicuro con la rete autostradale attraverso il potenziamento della arteria Formia –Cassino più volte sollecitato dagli operatori ed al vaglio della Regione Lazio. . Si teme che nelle lungaggini burocratiche degli studi di fattibilità vadano sperperate risorse pubbliche preziose senza arrivare a concrete soluzioni, il porto deve decollare subito, in sicurezza, deve dotarsi delle moderne tecnologie e valorizzare il vantaggio della sua posizione strategica nel mediterraneo. Lo ripetiamo da molto tempo e non ci stancheremo di farlo , ancora ci rivolgiamo al Presidente dell’Adsp De Majo affinché non si lasci distrarre dall’obiettivo primario di concludere prima che sia troppo tardi i lavori necessari. Crediamo che sia veramente arrivato il momento di scelte chiare perché non è possibile immaginare una struttura portuale abbandonata a se stessa senza una prospettiva di sviluppo. In nessuna realtà portuale è lasciato al compito dei soli operatori la promozione dello sviluppo del porto, anzi a Gaeta accade esattamente il contrario, il porto e gli operatori vengono percepiti anche come degli ostacoli . Gli operatori hanno sempre manifestato le loro preoccupazioni, hanno sempre avanzato proposte, dimostrato collaborazione e capacità imprenditoriali , ma in questi ultimi tempi percepiscono un senso di solitudine. I contatti restano superficiali, in un clima di formale cordialità, ma vengono ignorati i segnali di crisi che stanno facendo addirittura cercare agli imprenditori altri porti dove svolgere le loro attività. Qualora questa migrazione avvenisse sarebbe un danno incalcolabile per l’economia del Golfo e la prova inconfutabile di aver attuato scelte sbagliate.”

Tradotto, l’ex Autorità portuale del Lazio pensi più a rilanciare la portualità commerciale di Gaeta che proiettare esclusivamente i suoi investimenti (irrisori rispetto al più importante scalo di Civitavecchia) per il rifacimento – comunque importante – di un tratto del water front e di via Lungomare Caboto nel quartiere di Gaeta S.Erasmo. Se non bastavano le invettive del presidente Di Ciaccio, un altro grattacapo estivo per il presidente De Majo è rappresentato dai cani. Eh sì, proprio dagli amici a quattro zampe per i quali l’ex l’Autorità portuale del Lazio avrebbe concesso un’area-giochi in una zona attigua allo storico campo di calcio San Carlo nel quartiere de La Pjaia. E’ stata avviata una petizione per contestare questa nuova ubicazione dietro la quale ci sarebbero due consiglieri comunale di maggioranza. Il rischio ora c’è: i cani avranno la possibilità di non avere più l’assillo del guinzaglio in riva al mare in un’area portuale ma anche su un polveroso terreno di gioco dove a tirare calci ad un pallone non ci saranno tanti ragazzini di Gaeta ma anche loro… I cani di fede biancorossa e… non solo.

Saverio Forte

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