Gaeta / Arrestati i vertici Eco.car, futuro incerto per l’appalto dei rifiuti

Gaeta / Arrestati i vertici Eco.car, futuro incerto per l’appalto dei rifiuti

GAETA – Potrebbe condizionare anche la futura gestione del ciclo dei rifiuti di Gaeta il terremoto giudiziario che a Catania ha visto conoscere importanti e clamorosi sviluppi l’inchiesta della Procura della Repubblica etneo e delegata alla locale Direzione investigativa antimafia per quanto riguarda lo svolgimento dell’analogo servizio nel capuologo etneo. Sono stati infatti arrestati i vertici della società, la “Eco.Car” di Roma, che a Catania così come in altre località italiane – Caserta, Marcianise e, appunto, Gaeta – gestisce il servizio. A finire in manette, tra gli altri, l’imprenditore romano Antonio Deodati, socio sino al marzo 2017, con le ipotesi di reato, a vario titolo, di turbata libertà e corruzione. In cella anche Orazio Stefano Fazio, 64 anni, dirigente del Comune di Catania; arresti domiciliari per Antonio Natoli, 46 anni, già dipendente della Ipi srl; interdizione, per 12 mesi, dall’esercizio di uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per Francesco Deodati, amministratore unico della Eco.Car. srl, cugino di Antonio, cui viene contestato il reato di turbata libertà degli incanti; Massimo Rosso, 54 anni, direttore della Direzione Ragioneria generale – Provveditorato ed Economato del Comune di Catania dal 20 luglio 2016; presidente del consiglio di amministrazione della Srr, la Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti di Catania area metropolitana, cui viene contestato il reato di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. Sospensione, per un anno, dal pubblico ufficio a carico ancora di Rosso, e per Leonardo Musumeci, 34 anni, direttore della Direzione Ecologia ed Ambiente del Comune di Catania; Responsabile unico del procedimento per l’affidamento del dervizio di spazzamento, raccolta e trasporto allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani differenziati e indifferenziati, cui viene contestato il reato di turbata libertà degli incanti.

L’inchiesta della Procura di Catania avrebbe smascherato l’esistenza di presunti accordi di natura illecita per la gestione del servizio in Sicilia nell’ambito di un appalto la cui gara, per un valore di 346 milioni di euro, era andata deserta tre volte. Ma a Catania la “Eco.Car” il servizio l’ha gestito sinora con un’associazione temporanea d’impresa con la società marchigiana “Senesi”, un’Ati finita sotto la lente d’ingrandimento dell’autorità nazionale anti corruzione per essere stata l’unica partecipante ad una gara da 11 milioni di euro per un servizio-ponte di appena 100 giorni, prima dello svolgimento del maxi appalto di 346 milioni che si aggiudicò in completa solitudine. I rilievi dell’Anac furono recepiti per prima in assoluto in Italia proprio dal neo Prefetto di Latina Maria Rosa Trio che il 24 gennaio emanò un’interdittiva antimafia nei confronti della “Eco.Car”, la seconda dopo quella di cinque anni fa dell’allora Prefetto di Roma in relazione all’indagine giudiziaria sulla gestione della discarica di Malagrotta.

Il ciclo dei rifiuti è definito un servizio”essenziale ed indifferibile “ e, dunque, non può essere sospeso, e in poco più due settimane, dal 26 gennaio al 14 febbraio scorsi i sindaci di Gaeta (comune che ha assegnato alla Eco Car due anni un appalto da oltre 50 milioni di euro per 9 anni) , Catania, Caserta e Marcianise, hanno chiesto la “straordinaria e temporanea gestione” della società. Il prefetto di Latina il 15 febbraio ha nominato quali amministratori straordinari della Eco.Car due commercialisti di Genova e Velletri, Elisabetta Massone e Amedeo Tuderti, ma a Gaeta campeggia un interrogativo: dopo gli arresti di Catania, che ne sarà del futuro del ciclo dei rifiuti?

Saverio Forte

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