Formia / Elezioni regionali, Pino Simeone primo degli eletti: l’intervista (video)

Formia / Elezioni regionali, Pino Simeone primo degli eletti: l’intervista (video)

FORMIA – Il più votato di Forza Italia nel Lazio, naturalmente in provincia di Latina ma con un trend negativo che sta imponendo non pochi motivi di riflessione, uno su tutti: il futuro ruolo di Forza Italia nel nuovo panorama politico regionale, in quello della provincia di Latina e della sua città, Formia, chiamata tra poco più di due mesi ad eleggere il suo nuovo sindaco e a rinnovare il consiglio comunale. L’Onorevole Giuseppe Simeone, che chiede sempre di farsi chiamare “Pinuccio”, ha accettato di rilasciare un’intervista a Saverio Forte per temporeale.info per commentare, dopo qualche giorno di break, quello che è stato l’esito del voto politico e regionale. Forza Italia, grazie al “peso” (riconosciuto da tutti, anche dagli avversari) del suo segretario regionale, il Senatore Claudio Fazzone, ha ottenuto quanto chiedeva sui tavoli romani in sede di definizione delle candidature e, cioè, la scontata riconferma dello stesso parlamentare di Fondi nel collegio uninominale provinciale del Senato e l’elezione del presidente della Federnuoto Paolo Barelli (un fedelissimo del presidente del parlamento europeo Antonio Tajani) in quello del sud-Pontino della Camera.

Il “capolavoro” politico di Fazzone è stata anche la rielezione di Pino Simeone alla Regione Lazio: 12.241 preferenze, 175 in più rispetto al dato personale del secondo più votato nelle liste di Forza Italia su scala regionale, il romano Adriano Palozzi. Tutto bene apparentemente. Ma il dato di Simeone – come conferma l’interessato – è figlio di una forza elettorale di Forza Italia che si riscontra ora e sempre di più soltanto nell’”enclave borbonica” del sud-pontino; da Monte San Biagio (roccaforte della seconda eletta tra gli azzurri a livello provinciale Laura Mirabella) sino a Formia passando per la fazzoniana Fondi e Gaeta. Nel resto del territorio pontino il dato di Forza Italia è sempre più in difetto rispetto a quello delle elezioni 2018, per non parlare di quanto avvenuto nell’intero Lazio dove il partito di Berlusconi ha ottenuto il 4 marzo scorso complessivamente 402.279 voti rispetto ai 756.702 del 2013, meno 354.424 voti pari al 47%, e al milione 508.142 nel 2008 dell’allora Pdl…

Sulla gestione della futura Giunta del Zingaretti bis Simeone conferma quanto dettato alle agenzie stampa: “Zingaretti – dice – non ha i numeri per governare e ne deve prendere atto. Deve riflettere seriamente che non è più tempo di governare la Regione a colpi di arroganza e di imposizioni. Ma dovrà aprirsi ad un confronto serio con noi sui temi, sul programma, sulle scelte da effettuare…” . Simeone un altro affondo lo riserva al sindaco di Amatrice, la cui candidatura ha impedito – a suo dire – al candidato del centro destra Stefano Parisi di diventare il nuovo presidente della Regione Lazio: “Sergio Pirozzi – aggiunge il rieletto consigliere regionale di Forza Italia – ha optato per una corsa funzionale solo a se stesso non riuscendo ad eleggere un solo consigliere in nessuna delle province del Lazio. Ha anteposto le proprie velleità personali al bene di una comunità che se ci fosse stata convergenza oggi non dovrebbe nuovamente fare i conti con un presidente come Zingaretti che mai nulla ha fatto nell’interesse del nostro territorio e delle sue comunità.”

I momenti più spinosi, le forche caudine che Pino Simeone ha dovuto superare nell’intervista hanno riguardato il difficile rapporto politico-elettorale con la sua città. Si aspettava sì di subire una decurtazione elettorale rispetto a cinque anni fa – 583 persone non gli hanno confermato la fiducia – ma probabilmente la sua rielezione è stata guastata da quei sedici voti che hanno consentito al poco più che quarantenne consigliere d’opposizione Antonio Di Rocco, della lista di Pirozzi presidente, di diventare, grazie ad un manipolo di giovani interessato più che mai a completare una necessaria fase di rinnovamento politico e generazione, in città e nel resto della provincia, di diventare il candidato più eletto a Formia (1899 contro 1883). Simeone nell’intervista appare a tratti sferzante per poi intelligentemente correggersi in corsa: “Hanno disputato (il riferimento al manipolo di giovani centristi eredi del Senatore Michele Forte) la partita della vita pur sapendo di non vincerla sino in fondo, di non poter andare da nessuna parte. E così è stato. Ora però c’è bisogno l’apporto di tutti per tentare di vincere le elezioni amministrative al comune di Formia”. Si farà sintesi, si riuscirà a ricomporre quel tavolo che ha consentito al centrodestra di vincere, unito, le elezioni del 2008 e di perdere, disunito, quelle del 2013? Pino Simeone nell’intervista in cuor suo sa che l’impresa è titanica per tante ragioni. Il quadro storico, politicamente parlando, è saltato, ci sono troppe divisioni e personalismi che non aiutano e, poi, quel sostegno garantito amministrativo da Forza Italia a Sandro Bartolomeo nella primavera 2017 in poi che Simeone non condivideva e non ha affatto contrastato. Da qui la conclusione politicamente insufficiente: “Abbiamo dato mandato al Senatore Claudio Fazzone di occuparsi di Formia, che resta una città importante nello scacchiere provinciale”.

Il compianto Senatore Michele Forte avrebbe delegato il leader nazionale dell’Udc Casini di occuparsi dei problemi della sua città? Mai e poi mai. Sulla scelta del candidato sindaco Forza Italia sa di trovarsi in un collo di una bottiglia. Se dovesse scegliere all’interno dei suoi quadri al momento le opzioni sarebbero quattro: la coordinatrice comunale dei giovani azzurri Erika Poccia (una cui nostra indiscrezione da mesi non è stata mai smentita), “mister preferenze” dal 2008 Gianluca Taddeo che il Senatore Fazzone ha definito di recente a Formia “una nostra risorsa” ( se parlasse di più nelle sedi istituzionali del comune farebbe la gioia per tanti cronisti), l’ex capogruppo consiliare Luca Scipione e finanche l’ex candidato a sindaco delle elezioni 1997 l’imprenditore Aldo Zangrillo. E l’opzione in corsa Mario Taglialatela? Simeone, che ha definito “mio amico”, liquida la provocazione con un generoso “Mario è un mio amico…” L’intervista a Simeone si conclude con due “momenti di amarezza” che hanno caratterizzato il prima ed il dopo del voto. Il rieletto consigliere regionale di Forza Italia si sofferma prima sulla mancata elezione nel collegio uninominale di Cassino per la Camera dei Deputati dell’ex collega Mario Abruzzese e poi sulla scelta, nelle fasi iniziali campagna elettorale, del sindaco di Sperlonga e del due volte presidente della Provincia Armando Cusani (di cui Simeone è stato capogabinetto in via Costa a Latina) di lasciare Forza Italia, abbandono anticipato dalla fuoriuscita – non è stata sventata da alcun dirigente azzurro – dell’ex consigliere regionale di Forza Italia di Minturno Romolo Del Balzo, nel frattempo confluito in Fratelli d’Italia: “Non riusciamo a capire – taglia corto Simeone – le ragioni politiche di questa scelta dell’amico Armando. Le nostre porte sono sempre aperte, spalancate…”. La decisione di uccidere il vitello grasso, però, è menzionata solo nei vangeli, quelli riconosciuti.

Intervista a Giuseppe Simeone

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