Sperlonga / Corruzione, lettera aperta all’Arcivescovo di Gaeta

Sperlonga / Corruzione, lettera aperta all’Arcivescovo di Gaeta

SPERLONGA – Ancora prese di posizioni, analisi e commenti dopo la decisione dell’Arcivescovo di Gaeta, Monsignor Luigi Vari, di officiare l’ultimo giorno del 2017 il Te Deum di ringraziamento a Sperlonga, una comunità che, ferita nel corso dell’ultimo anno da non pochi scandali di natura giudiziaria, ha bisogno ora di uno scatto d’orgoglio, di essere artefice del proprio destino – aveva concluso Vari, invitando i fedeli a non farsi mai prendere dallo scoramento – di “imparare come Abramo a contare le stelle”. Il coordinatore del movimento civico “Partecipazione attiva”, Nicola Reale, dopo aver scritto una lettera aperta ai suoi concittadini, a quelli che, insieme a Sperlonga, sono stati “catapultati in una situazione grave ed insostenibile, che ha determinato una sostanziale paralisi del paese”, ne ha prodotta un’altra con destinatari proprio l’Arcivescovo di Gaeta e il parroco della Chiesa di Santissima Assunta in Cielo, don Gaetano Manzo, gli stessi che avevano concelebrato il Te Deum del 31 dicembre nella chiesa parrocchiale di Sperlonga. Reale ha sottolineato loro il monito, più volte ripetuto da papa Francesco, “a lottare insieme contro la corruzione che, considerata la peggiore piaga sociale, dobbiamo unirci per combattere questa bestemmia, questo cancro che sta logorando le nostre vite. La Chiesa non deve avere paura”.

Queste le parole durissime con le quali papa Bergoglio descrive il fenomeno della corruzione nella sua prefazione al libro-intervista “Corrosione. Combattere la corruzione nella Chiesa e nella società” del cardinale Peter Turkson, edito dalla casa editrice Rizzoli. Nella sua prefazione il Papa indica un rimedio di fondo: ci vuole un “nuovo umanesimo”, quello dei “fiocchi di neve”, che si uniscono per diventare una “valanga”, “un movimento forte e costruttivo”. “Tutti insieme, cristiani, non cristiani, persone di tutte le fedi e non credenti”, così scrive, si combatte la corruzione. “La corruzione — continua il Papa — esprime la forma generale della vita disordinata dell’uomo decaduto.” “Le conseguenze sociali del fenomeno della corruzione vanno ben oltre le classiche tangenti – ammonisce il pontefice – Essa “rivela una condotta anti-sociale tanto forte da sciogliere la validità dei rapporti e quindi, poi, i pilastri sui quali si fonda una società”, anzi “contamina ogni prospettiva generale”. La corruzione, continua Papa Francesco “è un processo di morte che dà linfa alla cultura di morte delle mafie e delle organizzazioni criminali”.

La corruzione è più disastrosa della lebbra. Essa rivela una condotta anti-sociale tanto forte da sciogliere la validità dei rapporti e quindi, poi, i pilastri sui quali si fonda una società: la coesistenza fra persone e la vocazione a svilupparla. La corruzione spezza tutto questo sostituendo il bene comune con un interesse particolare che contamina ogni prospettiva generale. Essa nasce da un cuore corrotto ed è la peggiore piaga sociale, perché genera gravissimi problemi e crimini che coinvolgono tutti. La parola «corrotto» ricorda il cuore rotto, il cuore infranto, macchiato da qualcosa, rovinato come un corpo che in natura entra in un processo di decomposizione e manda cattivo odore.

Saverio Forte

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