Santi Cosma e Daminano / Le indagini sul manichino impiccato si intrecciano con il fallimento Evotape

Santi Cosma e Daminano / Le indagini sul manichino impiccato si intrecciano con il fallimento Evotape

SANTI COSMA E DAMIANO – Proseguono a ritmo serrato, ma con un comprensibile riserbo, le indagini del commissariato di Polizia – coordinate dalla Procura della Repubblica di Cassino – su quanto gravemente avvenuto l’altra notte nel piazzale d’ingresso dell’ex stabilimento dell’Evotape, a Santi Cosma e Damiano, dove sono comparsi un manichino impiccato ad un albero, ai cui piedi , è stato posizionato il volto del presidente del Consorzio Industriale del sud-pontino e consigliere di Forza Italia al comune di Formia Salvatore Forte. Gli inquirenti del vice-Questore Paolo Di Francia stanno cercando di ricostruire, anche nei dettagli, quanto avvenuto, dal gennaio 2010 in poi, relativamente all’utilizzo della strategica ed appetibile area industriale di via Porto Galeo, un tempo ex Manuli, poi Evotape e ora gestita dalla “Mancoop”. Le indagini stanno facendo leva sulle carte, sui documenti e sulle dichiarazioni rese nell’esposto querela contro ignoti dal presidente Salvatore Forte che ha messo nero su bianco quanto avvenne nel corso di un’assemblea sindacale del 2014 quando il Consorzio industriale del sud-pontino nel 2014, su sollecitazione degli stessi dipendenti ex Evotape, aveva chiesto al Tribunale di Latina la disponibilità dell’area secondo quanto prevede la legge 448 del 1998 per i siti industriali falliti e beneficiari di contributi pubblici.

E quello di San Cosma e Damiano nel corso del tempo di soldi pubblici ne ha avuti tanti, si vocifera circa 40 milioni di euro. Ora si è appreso che, a due anni di distanza dai clamorosi arresti disposti dalla Procura di Latina, nella conclusioni delle indagini per lo scandalo dei fallimenti pilotati all’interno del Tribunale a Latina – noto alle cronache giudiziarie per il “caso Lollo”- la Procura competente, quella di Perugia ha citato complessivamente tredici persone. Tra queste figura …. il curatore fallimentare dell’ex Evotape, l’avvocato Vincenzo Manciocchi. Il sostituto Procuratore Massimo Casucci, l’aggiunto Antonella Duchini e il Procuratore Luigi De Ficchy hanno sintetizzato in 17 pagine e ben 22 capi di imputazione quanto sarebbe avvenuto presso la sezione fallimentare del Tribunale del capuologo pontino e vi ricostruiscono davvero tutto: i pagamenti di denaro e altre utilità, gli affidamenti per i fallimenti pilotati, gli incontri, gli accessi abusivi sui computer per trovare notizie di reato. La lista delle procedure fallimentari è davvero lunga: Cedis Izzi, Desca, Fratelli Olivieri, Eredi Mandara, Villa Gianna, Cantieri Navali Rizzardi Holding srl e… Evotape Packaging srl di San Cosma e Damiano. L’ex giudice Lollo e l’avvocato Manciocchi sono menzionati nel capo J) della conclusione delle indagini preliminari dei Pm umbri.

Stesso clichè nelle ipotesi accusatorie: l’avvocato interessato ad ottenere nomine nelle procedure fallimentari, corresponsione, in più tranche, a Lollo di somme di danaro,22mila euro in contanti, e finanche un quadro di valore. L’avvocato Manciocchi – si legge nella conclusione delle indagini preliminari per l’affaire Lollo – ha beneficiato, insieme ad un altro commissario giudiziale, oltre 211mila euro il 17 aprile 2012 quale onorario per la sua prestazione professionale nell’ambito del concordato preventivo dell’Evotape per poi essere investito dell’incarico di curatore del relativo fallimento dichiarato nell’aprile 2012 …..“ricevendo acconti per 20mila euro il 20 dicembre 2012, 25mila euro il 18 luglio 2013 e 60mila euro il 20 marzo 2014”. Questo flusso di danaro, in effetti, era iniziato il 18 febbraio 2011 nei confronti dell’avvocato Manciocchi “quale acconto nella qualità di curatore del fallimento Comic srl”. Accuse gravissime, inverosimili, ma fondate secondo i pubblici ministeri della Procura della Repubblica di Perugia. Tra Lollo e Manciocchi, dopo gli interrogatori resi su disposizione degli inquirenti di Latina, sono proseguiti gli stracci accusandosi a vicenda di calunnia…. Di certo l’avvocato Manciocchi, in qualità di curatore fallimentare dell’ex Evotape, produsse un ricorso al Tar contro la legittima e istituzionalmente corretta istanza del Consorzio industriale del sud-pontino di provvedere, grazie alla normativa vigente, ad una diversa gestione del sito di via Porto Galeo.

E perché l’avvocato e curatore fallimentare Manciocchi produsse quel ricorso al Tar contro il provvedimento del Consorzio industriale quando furono gli stessi ex dipendenti dell’Evotape a chiedere in un’assemblea sindacale al Consind di tentare di rimettere in moto in ciclo produttivo dell’ex stabilimento di adesivi fallito nel gennaio 2010? La Polizia ha chiesto di prendere visione di quel verbale di assemblea e le presunte autorizzazioni che l’avvocato Manciocchi avrebbe rilasciato – come dichiarato a più riprese alla stampa locale da parte del presidente Pasquale Erasmo Olivella – alla neonata cooperativa Mancoop (formata da una parte delle ex maestranze dell’Evotape) che, titolare esclusivamente di un’autorizzazione di uso limitatamente ad una parte dell’area industriale, ha promosso l’affitto e, ancor prima, la riqualificazione ed il recupero di tutti i capannoni. E la gestione e destinazione di questi milionari canoni di locazione? In effetti il Consorzio industriale ha sollecitato da tempo un interessamento alla Procura (e per conoscenza al Comune di Santi Cosma e Damiano) per vederci chiaro su quanto stava accadendo nell’ex sito anche relativamente alla presunta violazione dei reati in materia urbanistica (lottizzazione abusiva?), sulla sicurezza sui luoghi di lavoro e inquinamento ambientale. L’intricata vicenda potrebbe conoscere, quanto prima, clamorosi ed inattesi sviluppi.

Saverio Forte

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